Allergia alimentare: latte, uova, arachidi, che fare?

Allergia alimentare
10Giu, 2017

Allergia alimentare ed eczema?

Ecco i 7 passi del Prof. Patrick Tounian pediatra nutrizionista dell’Ospedale Tousseau di Parigi per fare chiarezza sulla questione allergia alimentare ed eczema:

1) Consultare il pediatra

Il pediatra indicherà un allergologo che sottoporrà il vostro bambino a delle prove allergiche. Le prove allergiche sono del tutto innocue per il bambino, non comportano dolore o stress. Se i risultati saranno positivi sarà necessaria la temporanea eliminazione di tali alimenti dalla sua dieta.

2) Reintegrare gli alimenti eliminati

Allergia al latte vaccino: integrare l’alimentazione con un sostituto a base di idrolisati, che non contiene le proteine responsabili della reazione allergica! A partire da 8-9 mesi potrà essere prescritto un supplemento di calcio.
Allergia all’uovo: sostituire questo apporto di proteine con carne, pesce e prosciutto.
Allergia al pesce: è importante sopperire alla mancanza di omega 3. Dare al bambino un cucchiaino da cafè di olio di colza o di noci
Allergia al grano: sostituire questo cereale ricco di glucidi complessi con riso, quinoa, grano saraceno o teff

3) Aumentare la tolleranza agli alimenti

Aumentare la tolleranza agli alimenti a cui il bambino risulta allergico con la desensibilizzazione.
Solitamente la maggior parte delle allergie alimentari scompaiono spontaneamente: latte vaccino intorno ai 18 mesi, uova sui tre anni, grano un anno dopo l’eliminzaione totale dell’alimento. Se entro tali periodi il bambino fosse ancora allergico agli alimenti può essere utile fare ricorso alla desensibilizzazione. Si tratta di una procedura espletata negli ambulatori di allergologia pediatrica degli ospedali.

L’allergologo somministrerà piccole dose dell’alimento verificando la reazione del bambino. La procedura che comincerà in ospedale proseguirà a casa e avrà una durata di circa sei mesi. Uno studio pubblicato nel gennaio 2013 sulla Revue Française d’Allergologie riporta i seguenti risultati in relazione alla desensibilizzazione: per quello che riguarda il latte vaccino la tolleranza aumenta dopo la procedura di ben 10 volte; la tecnica risulta efficace dal 60% al 100% dei casi, per le arachidi; e nel caso delle uova l’efficacia si attesta su una percentuale del 70%.

4) Anticipare l’allergia a partire dalla gravidanza

Se ci sono nella vostra famiglia dei casi di allergia alimentare è possibile ridurre la probabilità che anche il vostro bambino ne sviluppa una. Si consiglia alla futura mamma di mangiare di tutto! L’introduzione di una vasta gamma di alimenti durante la gravidanza aumenta la tolleranza alimentare nel bambino!

5) Allattamento esclusivo almeno fino a quattro mesi

Inoltre attualmente gli allergologi sono concordi nel sostenere l’importanza dell’allattamento esclusivo, almeno fino al 4° mese di vita del bambino: l’immunità che il latte materno facilita risulta essere un importante fattore protettivo affinchè il bambino non sviluppi un’allergia alimentare

6) Diversificare gli alimenti dal quarto mese

Un altro importante consiglio è quello di iniziare al 4° mese la diversificazione degli alimenti. L’introduzione di uova, pesce, frutta esotica in piccole dosi, faciliterà la tolleranza del bambino verso tali alimenti. Le quantità di alimento assunte saranno infatti di gran lunga inferiori a quelle che il bambino assumerebbe in età più tardiva (8-9 mesi). Gli specialisti raccomandano inoltre di dare uno alla volta tali alimenti e alla minima reazione del bambino consultare il pediatra!

7) Attenzione alle false allergie

Alcuni alimenti (fragole, cioccolata, ananas, pomodoro, formaggi come brie o rochefort) potrebbero provocare la comparsa dell’eczema facendo supporre una reazione allergica. In questo caso il bambino ha una reazione a tali alimenti ma non si tratta di allergia! Qlueste maniferstazioni sono denominate false allergie. La reazione è provocata dall’istamina contenuta in tali alimenti. Solitamente i sintomi scompaiono nel giro di poche ore. E’ comunque buona regola ridurre la quantità dell’alimento assunto dal vostro bambino. In questi casi non è da applicare l’esclusione totale dell’alimento dalla dieta del bambino.

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